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PANNELLI

Introduzione

L'irrigazione
Storia delle Terme
A lescìa
La forza Idraulica
Il carsismo
Pesca all'anguilla
La diga di Tenarda
Le alluvioni
Il lago Pigo
Le fontane

LE ALLUVIONI ANTICHE

di Giò Antonio Cane
(trascrizione del manoscritto di Marino Cassini)

Alcune alluvioni tratte dal manoscritto di Giò Antonio Cane, citato da Girolamo Rossi nella “Storia del Marchesato di Dolceacqua e dei comuni della val Nervia” ritrovato da Alberto Cane nel 1992 in casa di Giacomino Rodini in piazza Martiri della Libertà a Isolabona.

Anno 1777 - “... nella notte dell’Angelo Custode ha piovuto tutto il giorno minutamente, e la note delli tre ha piovuto tanto dirotamente che pareva un diluvio e l’acqua del fiume entrava dalla porta del Molino e dalla parte del ponte andava a sbocare da S. Spirito ed è montato sino alle soglie della casa del Molinajo e della strada che tende alla casa Salvagni l’acqua vi ha conduto un albero di verma colle radi e rami, di più distante tutta la strada dalla Madonna sino alla prima rocca della Copeira al ponte che è fuori del paese gli ha levato tutte le creste è restata l’arcata sola, e a S. Lucia ha levato la porta e l’acqua è arrivata all’orli della mensa dell’Altare, la qualcosa tutti hanno giudicata un miracolo essendo che si è preso il livello, e l’acqua è montata di 10 ovvero dodici palmi di sopra”.
Anno 1783 - “... non si era veduta tant’acqua, nel di cui anno li 17 Settembre l’acqua portò due bovi e una vacca di Giuseppe Vezian fù Giachin che erano in un terrazzo alla Raina, la vacca l’hanno ritrovata sotto S. Giorgio in Dolciacqua e li due bovi sotto Camporosso nelle gaire di Vallecrosia”.
Anno 1811 - “La note delli trenta Novenbre è venuto un gran temporale con vento e si è computato che si siano perdute la terza parte [delle ulive] tra stirassate e coperte dalle aque che inondavano tute le fascie tanto li poani come le costiere non si vedeva altro che aque e ritano e montato la sciumara sino alla porta di S. Lucia e a fato molto gasto alli defici alla socia della Madona...”
Anno 1821 - “Nella notte del SS. Natale è venuto un grande temporale con vento furioso e acque a dirupo e tutti questi Paesi circonvicini hanno sofferto dei grandi danni, sboire, liscie, alberi rotti, alberi sradicati dal suolo. Il maggior danno è stato quello dei navigli che erano nei porti di Mare, la maggior parte si sono scostati dal Porto e alcuni si sono scazati piccando gli uni contro gli altri”.
Anno 1837 - “li 13 luglio è venuta l’acqua a mezzo dirrupo ed ha continuato sino alle ore quattro pomeridiane, li fiumi e valoni si sono gonfiati, sono usciti fuori del suo leto il fiume Nervia e il fiume Merdanzo hanno portato via tutti li orti che erano già da vari anni che erano posseduti da diversi particolari per fronte alla Madonna sino al Pian del Pero Sottan, era una meraviglia vedere li orti pieni di facioli, e con le teghe pendenti, così che ha portato via orti e facioli di modo che non se ne vedevano più alcuna vestigia”.
Anno 1842 - “è venuta una gran pioggia di quattro o cinque ore e l’acqua è montatta sul ponte sino alla Cappelletta e si ha portato la metà delli ripari ossia... la porta di Santa Lucia l’han ritrovata in Dolceacqua e la porta del Molino sotto il ponte verso dove vi era una fascia del Sig Giovanni Allaveno con due grossi alberi di salisa e li ha portato li alberi e le salici e non si è ritrovato che un mucchio di pietre, nella Chiesa di Dolciacqua è andata sino all’Altare Maggiore, in piazza vi pescavano con le lenze”.



Il ponte di Dolceacqua distrutto dall'alluvione del 1966

 

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