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IL CARSISMO

di Gilberto Calandri

Nell’Alta Val Nervia le rocce grigiastre dallo spessore che arriva fino a 500 metri, sono calcari argillosi e marne, a composizione variabile da zona a zona, formatisi alla fine dell’era Secondaria (Cretaceo superiore, 70-80 milioni di anni fa) per accumulo in fondo al mare di fini sedimenti detritici. Le grandi pareti rocciose, sopra i calcari marnosi sono costituite da una bancone di calcari molto puri di colore grigio chiaro in superficie, nero azzurro al taglio. L’osservazione di queste rocce rivela che sono costituite da una miriade di resti fossili, animali e vegetali : principalmente gusci di nummuli (organismi unicellulari dal diametro sino a 3 cm). I calcari nummulitici derivano da accumuli di quel mare profondo di tipo subtropicale che occupava questa zona sino a contornare i paleomassicci dell’Argentera e del Mercantour nella prima parte dell’era Terziaria (45 milioni di anni fa).
Durante l’era Quaternaria la formazione di eccezionali fenomeni carsici, sia in superficie sia in profondità è legata alle caratteristiche geologiche delle montagne prevalentemente calcare che sovrappongono Pigna, il monte Toraggio (m 1973) e il monte Pietravecchia (m 2040).
Il carsismo è il carattere geomorfologico più tipico del territorio pignasco.

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La disposizione geologica “a franappoggio” unitamente al carsismo, indirizza il drenaggio delle acque sotterranee verso l’alta Val Nervia, alimentando numerose sorgenti, mentre scarsi sono i deflussi sui versanti della val Bendola (affluente del Roia) in territorio francese.
Infatti la compattezza della roccia calcarea nummulitica ha favorito il formarsi di una rete di faglie e fratture, lungo le quali le acque piovane e di fusione nivale, dopo uno scorrimento in superficie di pochi metri, si infiltrano in profondità, seguendo percorsi verticali, sino a formare al contatto con le rocce impermeabili torrenti sotterranei. La circolazione sotterranea delle acque dà origine alle grotte, mentre conserva all’esterno le grandi pareti calcaree.
La trentina di sorgenti e le falde idriche carsiche del territorio di Pigna offrono spesso delle acque di buona qualità.
Pigna è il comune più carsificato della Liguria.
Più di 180 grotte sono state esplorate sul territorio di Pigna, esse rappresentano oltre il 30% di tutte le cavità della provincia di Imperia ed il 13,5 % di tutta la Liguria.
In maggioranza si tratta di grotte di poche decine di metri nei calcari nummulitici, con una morfologia estremamente variabile : tanette di crollo a pozzetti di frattura, cavernoni a grandi pozzi di corrosione, grotticelle fossili, o più complessi sistemi scavati dall’acqua in cascata o in falda freatica.
Molte grotte di Pigna sono ricche di concrezioni calcitiche, formazioni stalattitiche con goccioli calcarei, cristalli di calcite e di aragonite. In genere si tratta di grotte non facilmente agibili, a parte la grotta della Melosa (ingresso a quota 1450 m), la grotta dei Rugli (a quota 740 m), la grotta del Carmo Ciaberta, la grotta dei Surgentin, il pozzo del Monte Comune.

 


La tana di rugli a Buggio
(foto Enio Andrighetto)