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di Christiane
Eluère
A Pigna, ci sono una decina di bear principali,
che, partendo dalla sorgente, distribuivano una volta lacqua che faceva girare frantoi e mulini, o era usata nelle campagne
del territorio. Sono scavati nella terra, nei sassi e ogni tanto si vedono antichi bear scavati con grande maestria nella
roccia, oppure costruiti sopra arcatelle di pietra. I bear servono ancora oggi per lirrigazione delle campagne, spesso
sistemati con dei tubi di plastica e così sono le testimonianze vive dellantichissima volontà di controllare
lacqua che fa parte di questa cultura.
Ogni bear aveva il suo regolamento:
Lacqua del bear dellAlto Moro era divisa ad ore (ancora oggi) sulle 24 ore, inclusa la domenica, ed ad ogni proprietario
era assegnato un numero dore articolate e calcolate in base alla grandezza del sito. Perciò si potevano aver assegnate
delle ore anche notturne.
Esiste ancora oggi il consorzio dei proprietari (una quarantina) che si dividono e gestiscono lacqua dellAlto Moro.
Il bear delle Carsee aveva un regolamento diverso. Di Domenica lacqua era libera alla Veijenda(vedi):
venne deciso che chiunque avesse avuto bisogno di acqua, stabilita nella misura di unora, si sarebbe dovuto recare sulla
mulattiera detta a Tira in prossimità del sito di Casciun e lì, essendovi una bella pianta di fico, vi avrebbe appeso
uno straccio facilmente identificabile, ed appendendolo nella parte più alta della pianta, aveva di conseguenza il diritto
di innaffiare per primo.
Le tecniche dellirrigazione sono usate in numerose zone delle Alpi meridionali che non mancano dacqua
ma il suo controllo e la sua distribuzione sono strettamente regolati per le coltivazioni e per la produzione di fieno. In zone
umide del versante nordalpino lirrigazione serviva soprattutto per larricchimento e il riscaldamento precoce del terreno.
Numerosi archivi testimoniano che i problemi dirrigazione sono tra le prime preoccupazioni delle comunità. Nelle
Alpi Marittime, a Puget-Théniers, il più vecchio documento per la distribuzione dellacqua è una pergamena
del 1430. Un regolamento scritto in provenzale nella metà del Cinquecento stabilisce i diritti allacqua di ognuno
e punisce il non-rispetto delle regole. Cosi, prevede che lacqua sia riservata ai cittadini il mercoledì, venerdì,
sabato sera e domenica, mentre gli altri giorni può venir usata dai mulini e frantoi, ad eccezione dei casi dincendio,
ecc
Altri archivi indicano la costruzione di canali dalla metà del Seicento. Il sistema è sempre identico: un canale
principale alimenta canali secondari per portare lacqua nei campi. Lirrigazione serve anche alle industrie locali,
che lavorano il cuoio, la calce, alla miniera di rame, i mulini sul fiume Roudoule, qualche segheria
I turni dellacqua sono proporzionali alla superficie dei campi. Dalle 9 di sera alle 3 del mattino lacqua
è considerata libera ed è destinata al mulino o alle industrie locali. Ci sono tracce di questo tipo di organizzazione
locale dal Settecento .
Essenziali per lo sviluppo della prima agricoltura, nellepoca neolitica, le più antiche tecniche dirrigazione
sono osservate nel VII millennio in Anatolia e in Irak. Prima lattività agricola era soltanto praticabile in zone
abbastanza umide o dove le piogge annuali potevano assicurare il raccolto. I lavori dirrigazione in zone troppo secche e
di drenaggio in zone troppo umide richiedevano uno sforzo collettivo importante per tutta una comunità al fine di scavare
canali, costruire dighe. La pratica di queste tecniche rese possibile lo sfruttamento delle grandi vallate: del Tigri, dellEufrate,
del Nilo, dellIndus, che prima erano devastate da alluvioni. Cosi la regolarità delle produzioni agricole permise
laccumulo di riserve per la comunità e favorì le condizioni di vita per creare le prime città e i primi
imperi.
A VEIJENDA
di Roberto Trutalli
La Veijenda era di domenica ed andava dalle
ore quattro della domenica alle ore quattro del lunedì. L'ultimo che innaffiava era U Barba Già de Soijun,
che aveva l acqua dalle ore due alle quattro della domenica.
Si dice che Baruna, uno dei maggiori possidenti Pignaschi, nel secolo diciannovesimo, coltivasse dei terreni
in prossimità della sorgente delle Carsee, e quando i contadini d'Ouri decisero di costruire il canale irriguo
che avrebbe portato l'acqua nei terreni coltivati, questi, a suo piacimento o quando riteneva utile innaffiare, non rispettasse
la divisione delle ore, che i contadini si erano dati, in base alle esigenze ed alla grandezza dei siti in oggetto. L'aiga
(l'acqua) in un primo tempo fu incanalata per poter innaffiare i siti coltivati a castagneto, in seguito quando il seminativo
e la diversificazione delle coltivazioni crebbero, si ravvisò la necessità di incanalare l acqua per tutta la bandita
d'Ouri, e di dividerla ad ore sull intero arco della giornata. (Tunin U Preva)
La particolarità del canale delle Carsee, era che di Domenica l'acqua era libera, appunto alla
Veijenda. Questo tipo d'organizzazione era una risposta al fatto che, se il Baruna toglieva l acqua nei giorni feriali a chi
stava in quel momento, nelle sue ore, innaffiando, questi non aveva altra possibilità di recuperare l'acqua perduta che
di domenica.
Allora si decise che chiunque avesse avuto bisogno dell'acqua, stabilita nella misura di un'ora, si sarebbe recato sulla mulattiera
detta a Tira in prossimità del sito di Casciun, e li essendovi una bella pianta di fico vi avrebbe appeso
uno straccio facilmente identificativo, ed appesolo nella parte più alta della pianta, aveva di conseguenza il diritto
di innaffiare per primo.
Durante la siccità del 1920- 1922 che mise a dura prova, sorgenti e terreni coltivati, con la notevole
riduzione delle sorgenti stesse, si dovette rimettere in discussione il modo con cui si prenotava l'acqua la domenica (straccio
appeso al fico), non poche discussioni provocò quel sistema, perché chi aveva le campagne in prossimità del
fico era in qualche modo avvantaggiato sulla scelta dei tempi, erano sempre gli stessi ad innaffiare per primi. Si ritenne che,
chiunque avesse bisogno d acqua si sarebbe recato sul posto, e avrebbe presenziato ivi, e contati i presenti si sarebbe proceduto
all assegnazione dell'ora della Veijenda. Chi primo arrivava conservava il diritto ad innaffiare per primo. Andava mio padre in
piena notte e poi nella mattinata gli andavo a dare il cambio per non perdere il mio turno (Tunin u Preva).
Mi recavo sul bear con la sveglia per non perdere neanche un minuto d'acqua e anche per non togliere l
acqua prima che era arrivato il proprio turno, i minuti erano davvero preziosi, si era veramente preziosa quell ora della Veijenda.(Tunin
u Preva)
Fredo de Pignatta chiese a mia nonna o Pelìlun mi date la vostra ora, che devo andare via, devo
vedere degli amici, devo essere a Lago Pigo oggi pomeriggio presto, mia nonna, Ferrero Petronilla (a Maistretta), gli rispose:
l'altra volta ti ho concesso di innaffiare prima di me, ma questa volta aspetti, prima innaffio io e poi tu al tuo turno . Così
Fredo non poté recarsi a Lago Pigo, e questo forse gli salvò la vita, perché tutta quella fretta era legata
al ritrovamento di un ordigno della seconda guerra mondiale, ed insieme con altri ragazzi si erano dati appuntamento per provare
a smontare quella bomba. Due di questi ragazzi, Ivo e Pippo rimasero uccisi dall improvviso scoppio. Fredo ringraziò mia
nonna che involontariamente gli aveva salvato la vita. L'aiga a la sarvau, mi diceva mia nonna.
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