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di Anna Maria Sicardi
In generale, a lescia o il grande bucato si faceva soprattutto durante la bella stagione, dalla primavera
allautunno. Durante linverno si lavavano gli abiti, la biancheria, gli indumenti dei bambini, utilizzando soprattutto
il lavatoio.
Le donne potevano fare il bucato in diversi luoghi, dipendeva dalle zone dove abitavano e dalle disponibilità dei posti.
Cosi tante donne portavano i panni da lavare nelle campagne, dove cera il pozzo privato, torrentelli e spazio per stenderli.
Li portavano nei cavagni sulla testa o sul mulo.
Nel paese cerano parecchi luoghi per lavare
Nel Nervia
A Giaira (attuale campo sportivo) era il posto il più comodo per lavare, perché cerano vasti spazi nel fiume
e un tempo esisteva unisola centrale dove si stendevano i panni.
Al Pesciu , un po più a monte, sotto la chiesa San Rocco
Sul torrente Luverger
A Gisdeu o Luverger: posto molto soleggiato, lacqua era tiepida, ma c erano pochi lavaui (posti per lavare)
Oppure le donne si spostavano in Lu Tuvu, luogo più vasto dove si potevano anche stendere le lenzuola e i panni
contro la roccia quasi verticale
Sul rio Carne, A Carne
Ai ponti, nel bear del mulino; il vantaggio era che si lavava in piedi!
Il lavatoio, che era alimentato dallacqua del rio la Valle, e anche dal troppopieno della fontana dei Canui,
era una comodità soprattutto dinverno, ma cera molta gente quindi si doveva aspettare il turno e lacqua
non era sempre limpida
Le donne che lavavano al lavatoio stendevano i panni sui muri degli orti di Derercà (dietro
le case, Corso Isnardi)
Il lavoro consisteva in tre operazioni : lavar, a lescia, rinfrescar
U lavaur è la pietra regolare utilizzata al torrente sulla quale si appogiavano le ginocchia; alcuni indumenti da
lavare servivano da cuscini.
Ogni donna si individuava un lavaur disponibile e nella posizione migliore, atteggiamento che originava inevitabili discussioni
.
Si cominciava bagnando le lenzuola. Si insaponavano fino a tre strati sovrapposti, così il sapone usato per quello sopra
serviva per quelli sotto: era un modo per risparmiare il sapone e ammorbidire il più sporco. Si insaponava
con le mani utilizzando sapone nero o sapone di Marsiglia (per i pantaloni, e altri vestiti da uomo, per rimuovere lo sporco,
si usava il batturegiu).
In seguito le lenzuola si mettevano al sole adagiate su una pietra. Terminate queste operazione si risciacquava per togliere la
prima insaponata e si ripeteva più volte questo procedimento. Allultima insaponata le lenzuola venivano strizzati
di più, operazione che necessitava delle collaborazione di due donne. Si portavano nella cesta fino a casa. Certo che erano
un po più pesanti che allandata !
A lescia
A casa, la seconda operazione consisteva nel disporre le lenzuola o i panni nella seglia, secchio di legno con due maniglie laterali
e un buco sul fondo chiuso con uno straccio. Loperazione, di solito, avveniva davanti alla cappa del camino. Nel fondo della
seglia si mettevano i panni i più grossolani: stracci da cucina, poi altri panni sovrapposti in modo regolare, mentre la
biancheria più fine si adagiava in alto.. Linsieme veniva coperto dal curaur de a lescia, una tela speciale (cotone
o lino) bagnata. Poi si disponeva un strato di cenere bianca (si utilizzava cenere di rovere o leccio accantonata durante linverno).
Successivamente in un paiuolo speciale si riscaldava lacqua su un vivo fuoco, si prendeva lacqua calda e la si spargeva
sulla cenere con un movimento circolare. Lacqua scendeva lentamente, la cenere rimaneva in superficie e la sua azione detergente
si verificava. Si continuava a versare dellacqua finché usciva tiepida dallo straccio che tappava il buco sul fondo.
Lacqua colante era recuperata in un recipiente per il lavaggio di sacchi per le olive, di tende da abacchiare
Questa
acqua insaponata era chiamata il lesciassu.
Rinfrescar
In seguito si riportavano i panni per risciacquargli unultima volta nel fiume o nel bear. Si stendevano al sole,
e finalmente quando la lescia era ben fatta si poteva esclamere: u de sciortin a lescia gianca cume in liru!
(mi è uscito un bucato bianco come un giglio!)
Era un lavoro tipicamente femminile! Ogni tanto i mariti aiutavano a portare i cesti pieni di panni che, essendo bagnati, erano
pesanti.
Per qualche donna era diventato un mestiere : lavava per i militari, i carabinieri, la finanza. Le più note erano Madalé
a Cerigna (fino agli anni 1930), Genia a Viageira (fino agli anni 1940).
Il bucato (italiano), a lescìa (pignasco), a lesciâa (castelvittorio), lëscia (Realdo)
la lessive (francese), la bugado (provenzale) , le leissiéu (in provenzale, lacqua che passa
dal buco della seglia)
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